Esistono delle eccezioni in cui un’attività commerciale non è obbligata a pagare la tassa sull’insegna pubblicitaria? Questa è un’ottima domanda. Oggi andremo a rispondere per scoprire quando non si paga l’insegna pubblicitaria, quali sono le esenzioni previste e le situazioni in cui la tassa sulla pubblicità non è richiesta alle attività commerciali.
Insegna pubblicitaria: conosciamola meglio
Partiamo da una premessa importante: in genere, qualsiasi messaggio pubblicitario riguardo alla propria attività commerciale è soggetto all’imposta comunale prevista per le insegne pubblicitarie.
Ma cosa è considerato “messaggio pubblicitario”?
È qualsiasi messaggio visivo e/o acustico che ha lo scopo di promuovere un bene o servizio e che dunque è finalizzato a migliorare l’immagine stessa del soggetto pubblicizzato.
Rendiamola più semplice: se un’insegna serve a far conoscere o promuovere la tua attività, allora rientra nella categoria pubblicitaria. Per esempio: se sopra la vetrina del tuo ristorante scrivi “Pizzeria da Marco – la vera pizza napoletana dal 1985”, quella è a tutti gli effetti un’insegna pubblicitaria, perché oltre al nome dell’attività contiene un messaggio promozionale (“la vera pizza napoletana”) che valorizza l’immagine del locale.
Diverso, invece, è il caso in cui l’insegna riporta solo il nome dell’attività o del titolare, senza frasi o elementi che la rendano pubblicitaria. In quel caso parliamo di “insegna d’esercizio”. Se ti interessa, ti lasciamo un approfondimento qui.
Insegna pubblicitaria: quando non va pagata
Questo ci porta direttamente a rispondere alla domanda di partenza: sì, esistono delle eccezioni nelle quali la tassa sull’insegna pubblicitaria non è prevista. Esaminiamole insieme.
L’imposta sull’insegna pubblicitaria non si paga quando:
- L’insegna ha una superficie complessiva inferiore a 5 metri quadrati e identifica esclusivamente la sede dell’attività.
Se il totale delle insegne esposte (sulla facciata, in vetrina, su totem, ecc.) non supera i 5 m², non dovrai pagare alcun canone. - L’insegna identifica esclusivamente la sede dell’attività (e rimane sotto i 5 mq totali).
Come dicevamo, se contiene solo il nome dell’impresa o del titolare (insegna di esercizio) e rimane nella totalità dei 5 mq, senza messaggi promozionali o slogan, rientra tra le esenzioni perché è considerata più una “segnaletica” per l’utente che un messaggio promozionale. L’importante è che non vengano pubblicizzati marchi terzi. - L’insegna è collocata all’interno dei locali non visibile dall’esterno.Ad esempio, un pannello luminoso o una scritta posta dietro la vetrina, ma all’interno del negozio e non visibile da fuori, non è soggetto al pagamento.
- L’insegna è di dimensioni ridotte (300 cm quadrati o vetrofanie inferiori complessivamente a mezzo metro quadro).
Insegna pubblicitaria: quanto costa?
A questo punto, se ti chiedi quanto verrà a costare la tua insegna pubblicitaria, siamo costretti a risponderti: dipende.
C’è infatti un altro aspetto importante da sapere: non tutti i Comuni applicano le stesse regole. Il Decreto Legislativo 106 del 2021 dà infatti ai Comuni la possibilità di stabilire un proprio regolamento per l’applicazione del canone unico. Se non sai cos’è, ti lasciamo la spiegazione qui.
Questo significa che ogni Comune può decidere in modo diverso su tariffe, limiti, divieti o modalità di esposizione delle insegne pubblicitarie, in base alle esigenze del territorio.
Il nostro suggerimento? Prima di installare o modificare un’insegna è sempre meglio informarsi presso il Comune in cui si trova la tua attività per avere la certezza di essere in regola fin da subito e non rischiare sanzioni o richieste di rimozione in un secondo momento.
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